Meta sotto accusa: 16 miliardi di dollari guadagnati da pubblicità fraudolente

Meta sotto accusa: 16 miliardi di dollari guadagnati da pubblicità fraudolente

Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, è al centro di uno dei più gravi scandali degli ultimi anni: secondo un’inchiesta di Reuters, l’azienda avrebbe incassato fino a 16 miliardi di dollari nel 2024 da pubblicità di truffe e prodotti vietati. Gli annunci promuovono dalle piattaforme di gioco illegali a farmaci vietati, dalle frodi sugli investimenti alle imitazioni di brand famosi. Il fenomeno coinvolge circa un terzo delle truffe di successo negli Stati Uniti, con 15 miliardi di annunci rischiosi visualizzati ogni giorno. La reazione di Meta è stata giudicata insufficiente sia dalle agenzie regolatorie che dai gruppi di tutela dei consumatori.
Consigli rapidi:

  • Verifica sempre l’identità degli inserzionisti prima di cliccare su annunci online.
  • Utilizza strumenti di segnalazione per bloccare le pubblicità sospette.
  • Attiva protezioni e controlli parental sui dispositivi dei minori.

La portata dello scandalo: dati e stime

Meta ha rivelato, tramite documenti interni trapelati, che una parte significativa delle sue entrate pubblicitarie annuali proviene da annunci che promuovono prodotti e servizi illegali. Le stime arrivano fino al 10% del fatturato annuo, cioè circa 16 miliardi di dollari solo nel 2024. Questi annunci coprono una vasta gamma di attività illecite:

  • Scommesse illegali.
  • Integratori e farmaci vietati.
  • Schemi di investimento fraudolenti.
  • Negozio online falsi e truffe di e-commerce.

Secondo le analisi, ogni giorno vengono pubblicati e visualizzati sulle piattaforme di Meta circa 15 miliardi di annunci a rischio, molti dei quali riescono a bypassare i meccanismi di controllo automatizzato.

Le scelte strategiche di Meta

Meta avrebbe adottato politiche tali da ridurre la propria esposizione legale, a fronte di guadagni considerevoli. In particolare:

  • Gli inserzionisti sospettati di frode vengono bannati solo se gli algoritmi raggiungono una certezza del 95% sulla loro colpevolezza.
  • Chi non supera la soglia, ma resta sospetto, paga una tariffa pubblicitaria maggiorata come “penalità”, ma può continuare ad acquistare pubblicità.
  • La divisione sicurezza di Meta avrebbe accettato di rinunciare a non più dello 0,15% del fatturato (circa 135 milioni di dollari) per contrastare inserzioni dubbie – una cifra irrisoria rispetto alla dimensione del problema.

Queste scelte hanno alimentato critiche sia dai regolatori che dalle associazioni dei consumatori, che denunciano una gestione orientata più ai profitti che alla tutela dell’utenza.

Le conseguenze per utenti e aziende

Le conseguenze pratiche sono pesanti:

  • Consumatori: perdite di denaro, dati sottratti, violazioni della privacy e danni emotivi.
  • Imprese: danni reputazionali, costi legali, sottrazione di clienti e identità impresa compromessa dalla falsificazione.
  • Famiglie: coinvolgimento involontario di minori, spesso bersaglio di pubblicità fraudolente con prodotti illegali o pericolosi.

Le vittime delle truffe sono invitate ad attivarsi, segnalando le inserzioni sospette alle autorità competenti e a Meta stessa. Fra i possibili rimedi legali si annoverano:

  • Azioni collettive per negligenza.
  • Denunce per frode ai danni del consumatore.
  • Richiesta di risarcimento diretto per danni subiti.

L’intervento delle autorità e le possibili evoluzioni

L’enorme mole di denaro generato da queste attività ha dato impulso ad indagini da parte di varie autorità:

  • Negli Stati Uniti, la SEC (Securities and Exchange Commission) sta vagliando il ruolo di Meta in frodi finanziarie online.
  • In Gran Bretagna, la FCA (Financial Conduct Authority) ha avviato indagini parallele.
  • Negli stessi documenti interni Meta dichiara di attendersi multe fino a 1 miliardo di dollari, pur ritenendo che tali sanzioni sarebbero comunque inferiori ai guadagni derivanti dalle inserzioni fraudulent.

Le agenzie di tutela del consumatore, come Consumer Reports, hanno chiesto con forza al FTC di intervenire, sottolineando che la risposta di Meta, limitata a piccoli aggiustamenti, risulta del tutto insufficiente a fronte di danni così estesi.

Le reazioni e le argomentazioni di Meta

Meta ha risposto alle accuse sostenendo che i dati diffusi rappresentano solo una stima e che la società avrebbe già rimosso oltre 134 milioni di contenuti pubblicitari ritenuti fraudolenti nel solo 2025. Tuttavia, la posizione ufficiale non convince gli analisti e le organizzazioni che monitorano la sicurezza online, evidenziando come la tolleranza verso le attività pubblicitarie sospette resti troppo elevata.

La complessità nel bilanciare la libertà di espressione, la crescita economica e la sicurezza degli utenti pone Meta davanti a scelte strategiche molto delicate, destinate a condizionare i rapporti con regolatori, investitori e utilizzatori delle piattaforme.

Opzioni e consigli per evitare le truffe online

Consigli pratici immediati:

  • Diffida dagli annunci che promettono guadagni facili o promuovono prodotti dubbi che non trovi su canali ufficiali.
  • Non inserire mai dati finanziari su siti raggiunti tramite pubblicità non verificate.
  • Utilizza strumenti di sicurezza e browser aggiornati che segnalano i siti sospetti.
  • Controlla i profili social degli inserzionisti: verifica la presenza di recensioni, la storia del profilo, eventuali segnalazioni negative.
  • Segnala subito alle autorità ogni tentativo di truffa.

Azioni approfondite per aziende e utenti avanzati:

  • Implementa sistemi di monitoraggio attivo delle campagne pubblicitarie, per identificare immediatamente inserzioni fraudolente.
  • Collabora con associazioni di consumatori e gruppi di tutela attivi nel monitoraggio dei comportamenti illeciti online.
  • In caso di truffa, raccogli tutte le prove (screenshot, dati di contatto, transazioni) e consulta immediatamente un legale specializzato in diritto digitale.
  • Richiedi a Meta maggiore trasparenza sulle policy di controllo e sulla gestione delle segnalazioni.

Le aziende e i professionisti della cybersecurity sono incoraggiati a promuovere una cultura digitale consapevole, investendo nell’educazione degli utenti e nella collaborazione per lo sviluppo di strumenti antifrode più efficaci.

Solo una vigilanza attiva, accompagnata da una risposta efficace da parte delle piattaforme e dei regolatori, può arginare il fenomeno delle pubblicità fraudolente online e tutelare davvero gli interessi di cittadini, imprese e istituzioni.

Fonte: https://www.lawfaremedia.org/article/reuters-blows-lid-on-meta’s-fraud-profit-scanda

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