Google Drive, la minaccia nascosta: gli insider che mettono a rischio i tuoi dati

Google Drive, la minaccia nascosta: gli insider che mettono a rischio i tuoi dati

Le minacce interne su Google Drive rappresentano oggi una delle principali vulnerabilità per le aziende di ogni dimensione. Un insider, cioè un dipendente o collaboratore che ha già le credenziali e le conoscenze dei sistemi, può sottrarre facilmente dati sensibili come informazioni su clienti, progetti e pagamenti, spesso senza essere rilevato in tempo. Per proteggersi, è fondamentale monitorare costantemente le attività, evitare condivisioni non autorizzate, abilitare strumenti di rilevamento automatizzato, e formare il personale alla sicurezza. Nell’articolo analizziamo come si manifestano queste minacce, i casi recenti, le soluzioni disponibili e le migliori azioni preventive per difendere anche ambienti cloud come Google Drive.


1. Cos’è l’Insider Threat e perché riguarda Google Drive

La sicurezza informatica è tradizionalmente focalizzata su minacce esterne: hacker, malware, phishing, ransomware. Ma un crescente numero di violazioni oggi proviene dall’interno, da collaboratori che, volontariamente o meno, compromettono i dati aziendali. Si parla di insider threat. Google Drive e Google Workspace, strumenti cloud di collaborazione diffusi nelle imprese, sono particolarmente esposti a questi rischi proprio perché facilitano la condivisione e l’accesso ai dati tra utenti di uno stesso team o organizzazione.

Un insider può:

  • Scaricare grandi quantità di file sensibili e portarli su dispositivi personali
  • Condividere informazioni in modo non autorizzato con soggetti esterni
  • Manipolare o cancellare dati importanti per danneggiare l’organizzazione
  • Utilizzare l’accesso legittimo agli account per nascondere attività malevole

Negli ultimi giorni, la cybersecurity internazionale ha riportato diversi casi in cui dipendenti hanno sfruttato Google Drive per sottrarre dati riservati, spesso con l’intento di trasferirli a nuovi datori di lavoro o di venderli ad aziende concorrenti. Questo tipo di minaccia è particolarmente difficile da individuare: chi compie questi attacchi conosce i limiti dei controlli di sicurezza, le routine del sistema, e agisce in modo apparentemente “normale”.

2. Gli scenari di attacco più frequenti su Google Drive

Nel cloud di Google Drive, le minacce interne si manifestano soprattutto attraverso:

  • Download massivi di dati
    Un dipendente con accesso legittimo effettua un download di numerosi file, magari negli ultimi giorni di lavoro, trasferendoli poi su device privati o sistemi esterni. Queste azioni sono difficili da bloccare se non si monitora la quantità e la tipologia dei file scaricati.
  • Condivisioni non autorizzate
    Tramite la funzione “Condividi”, file riservati vengono inviati a indirizzi esterni o resi pubblici tramite link non protetti. Questa azione può sfuggire ai controlli tradizionali, specie se non sono attivi sistemi di alert avanzati.
  • Accessi da location insolite
    Un accesso improvviso da una località geografica rara o da un dispositivo nuovo può segnalare la presenza di un insider che ha rubato le credenziali di un collega o sta agendo da remoto.
  • Manipolazione di permessi e group policy
    Alcuni utenti modificano le policy di accesso per ampliare i propri diritti, mascherando l’attività in mezzo alle modifiche di routine.

Questi incidenti non sono mera teoria: negli ultimi giorni, diverse piattaforme di sicurezza (vedi Darktrace SOC, Spin AI, CyberProof) hanno documentato episodi concreti di exfiltrazione dati su Google Drive andati a buon fine, con gravi ripercussioni economiche e legali per le aziende coinvolte.

3. Perché gli insider sono così pericolosi

Lo scenario è cambiato: gli strumenti di monitoraggio tradizionali rilevano rapidamente eventuali attacchi esterni, ma gli insider, conoscendo la “normalità” delle attività, riescono ad adattare il proprio comportamento e a non destare sospetti. Inoltre:

  • Non necessitano di tecniche avanzate di hacking: l’accesso è già autorizzato
  • Sanno quali dati sono più preziosi e dove cercarli
  • Utilizzano canali approvati come Drive, Chat, Gmail, mimetizzando il traffico
  • Fingono di lavorare su progetti legittimi, sfruttando la routine aziendale

Le perdite causate da un insider sono spesso “silenziose”, difficili da stimare e, talvolta, persistenti anche dopo la rivelazione dell’incidente.

4. Gli strumenti di protezione oggi disponibili

La risposta alle minacce interne su Google Drive deve essere multi-layered: non basta un singolo sistema di autenticazione forte. Ecco le best practice più recenti segnalate dagli esperti internazionali (fonte: abnormal.ai, Darktrace SOC, Spin AI, CyberProof):

  • Monitoraggio in tempo reale dei file e delle attività degli utenti
    L’analisi continuativa di download, condivisioni, pattern di comunicazione e link serve a identificare in tempo anomalie come accessi in orari insoliti, esfiltrazioni di massa e condivisioni a destinatari sconosciuti.
  • Threat detection automatizzata basata su intelligenza artificiale
    Le soluzioni più avanzate integrano sistemi di AI capaci di rilevare comportamenti inusuali (rispetto allo storico dell’utente e del gruppo), bloccando attività sospette prima che sia troppo tardi.
  • Data Loss Prevention (DLP)
    Sistemi di DLP avanzati monitorano tutti i file sensibili, bloccano copie e trasferimenti non autorizzati e consentono agli amministratori di impostare regole granulari per ogni tipologia di dato.
  • Gestione dei permessi e dei gruppi di accesso
    Applicare il principio del “minimo privilegio” (least privilege) significa concedere agli utenti solo i permessi strettamente necessari per lavorare. Le policy devono essere revisionate periodicamente.
  • Alert e logging avanzato
    Attivare sistemi di log dettagliati e notifiche automatiche consente di individuare tempestivamente comportamenti potenzialmente dannosi.

5. La formazione resta il primo scudo contro i rischi interni

Molte violazioni avvengono per “errore umano”: condivisioni involontarie, clic su link malevoli, utilizzo improprio dei permessi. Per questo la formazione degli utenti è il primo presidio di sicurezza:

  • Aggiornare costantemente il personale sulle policy di condivisione
  • Simulare scenari di attacco interno, sensibilizzando i team sui rischi reali
  • Favorire una cultura aziendale trasparente, dove è facile segnalare comportamenti sospetti

6. Casi recenti e tendenze: cosa sta succedendo ora

Negli ultimi giorni (settembre 2025), le aziende stanno registrando una crescita delle segnalazioni di incidenti causati da insider su Google Drive, in parallelo all’aumento della mobilità dei lavoratori e all’adozione massiva di soluzioni cloud. Alcuni trend:

  • Gli attacchi combinano download di massa con accessi da device mobili, sfruttando il BYOD (Bring Your Own Device)
  • Gli ex dipendenti sono tra le principali fonti di incidenti, spesso agendo nei giorni immediatamente successivi alle dimissioni
  • Le tecniche di “living off the land”, cioè uso di strumenti legittimi a scopo malevolo (Drive, Chat, Gmail), sono sempre più diffuse

7. Strategie avanzate e soluzioni per la difesa in 2025

Le imprese evolvono la propria difesa secondo queste linee guida avanzate:

  • Utilizzo di piattaforme di Security Command Center: tracciamento continuo di permessi, accessi e anomalie
  • Implementazione del modello Zero Trust: ogni utente e ogni device sono considerati “non affidabili” a priori, e devono essere autenticati ogni volta anche per le operazioni più semplici
  • Behavioral analytics: i sistemi AI analizzano non solo le azioni, ma anche il modo in cui vengono svolte, individuando pattern sospetti
  • Disabilitazione immediata delle utenze sospette: in caso di allarme, interrompere subito la sessione e bloccare l’utente per evitare danni maggiori
  • Periodica revisione delle policy e audit di sicurezza

Consigli/azioni più approfondite:

  • Integra le soluzioni di monitoraggio con intelligenza artificiale capace di riconoscere pattern di insider threat.
  • Applicare il principio Zero Trust, limitando i privilegi e richiedendo l’autenticazione continua anche per gli utenti interni.
  • Procedere regolarmente all’audit delle policy di sicurezza, dei log di accesso, dei download e delle condivisioni.
  • Implementare subito sistemi avanzati di Data Loss Prevention, capaci di bloccare movimenti di dati anomali e condivisioni all’esterno.
  • Pianificare simulazioni di incidenti e formazione ricorrente, coinvolgendo tutti i livelli dell’organizzazione.
  • Agire tempestivamente in caso di sospetti: disabilita l’utente, verifica le azioni, comunica all’interno.

In una realtà cloud-first come quella attuale, la sicurezza contro gli insider threat su Google Drive deve essere continua, proattiva, multilivello e sempre aggiornata rispetto ai nuovi scenari di rischio.

Fonte: https://www.reddit.com/r/netsec/comments/1n9t7tq/google_drives_hidden_insider_threat_how_i

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