Le cornici digitali Android economiche non sono innocue: diverse indagini recenti hanno scoperto che molte scaricano malware già all’avvio, trasformandosi in strumenti per cybercriminali. Questi dispositivi possono infettare la rete Wi-Fi di casa o dell’ufficio, rubare dati, spiare gli utenti oppure unirsi a potenti botnet usate per attacchi informatici. Il rischio riguarda migliaia di famiglie e piccole imprese in tutto il mondo. Per proteggersi, attenzione a cosa colleghi alla rete, aggiorna sempre i dispositivi, limita l’uso di device sconosciuti o troppo economici e, se sospetti anomalie, disconnetti subito la cornice digitale da Internet.
Cornici digitali: da oggetto d’arredo a minaccia informatica
Un’apparente innocenza che nasconde pericoli
Le cornici digitali, ideate per scorrere automaticamente foto di famiglia e ricordi, sono ormai comuni nelle case moderne e negli uffici. Tuttavia, la corsa globale alla riduzione dei costi e all’aumento delle funzionalità ha portato molti produttori a integrare versioni economiche di Android senza alcun tipo di protezione adeguata, esponendo così dati e reti a rischi informatici imprevisti.
La realtà emersa dalle ultime indagini internazionali mostra che alcuni modelli, in particolare quelli basati su Android di marchi generici, possono agire come vere e proprie “porte sul retro” per hacker e botnet.
Come funziona l’attacco (e ciò che avviene dietro le quinte)
Quando una cornice digitale vulnerabile viene collegata alla corrente e connessa a Internet, spesso si avvia automaticamente una sequenza che la mette in contatto con server remoti, in molti casi con infrastrutture ubicate all’estero (prevalentemente Cina). Senza alcun intervento da parte dell’utente, la cornice scarica degli archivi “malware” (software dannoso) sotto forma di applicazioni o script mascherati da normali aggiornamenti[1][2][3].
I campioni esaminati mostrano che:
- I dispositivi analizzati risultano rootati di fabbrica e con i principali sistemi di protezione (come SELinux) disattivati.
- Le app installate ignorano le verifiche sulle connessioni SSL/TLS, consentendo intercettazioni e modifiche ai dati trasmessi.
- Le chiavi di certificazione dei software sono pubbliche, quindi creare una versione malevola di un’app è semplicissimo per un attaccante.
- La connessione di rete interna della cornice non richiede autenticazione: chiunque sulla stessa rete Wi-Fi può inviare file al dispositivo[3][4].
Queste vulnerabilità permettono a cybercriminali di:
- Rubare fotografie personali o dati dalla tua rete casalinga o aziendale.
- Usare la cornice come punto di ingresso per infettare altri dispositivi, compresi PC e smartphone, sfruttando la classica lateralizzazione di un attacco informatico.
- Arruolare automaticamente il dispositivo come “zombie” all’interno di grandi botnet, impiegate per sferrare attacchi di tipo DDoS contro servizi online.
Casi pratici e diffusione del problema
Le marche più esposte sono quelle che sfruttano hardware identici ribattezzati da vari produttori (“white label” o marchi privati). Prodotti come la serie “Uhale” (e derivati) vengono venduti su marketplace globali a prezzi molto bassi, ma l’inchiesta ha dimostrato che spesso ospitano malware riconducibili a famiglie note come Vo1d botnet e Mzmess, implicate nell’infezione di oltre un milione di dispositivi IoT nel mondo[2][3].
Il problema non riguarda solo l’ambito domestico: anche uffici, reception aziendali, studi medici e strutture pubbliche rischiano seriamente che una semplice cornice situata in sala d’attesa si trasformi in un “ponte” per cyberattacchi volti al furto di dati sensibili.
Perché molti antivirus non bastano
Le indagini hanno evidenziato che buona parte dei file scaricati non viene rilevata dall’antivirus, a causa della frammentazione dei metodi d’offuscamento e dall’uso di domini di distribuzione che variano frequentemente. Spesso, i principali motori antimalware identificano il contenuto come innocuo oppure non riescono ad analizzarlo correttamente, lasciando gli utenti senza alcuna difesa[2].
Inoltre, la possibilità di infezione “silenziosa”, ovvero senza alcuna azione esplicita dell’utente, accentua la gravità del rischio: la semplice connessione a una rete aperta (ad esempio quella di un albergo, di uno studio medico o di uno spazio di coworking) può innescare il processo di infezione all’avvio successivo.
Le falle tecniche più critiche nei dispositivi esposti
Di seguito alcune delle vulnerabilità più gravi individuate nelle cornici compromesse:
- CVE-2025-58394: dispositivi rootati e privi delle difese base Android.
- CVE-2025-58396: server integrato sulla cornice accessibile senza autenticazione via rete locale, con possibilità di sovrascrittura e cancellazione di qualsiasi file.
- CVE-2025-58390: la visualizzazione dei contenuti non valida certificati, esponendo la cornice a spoofing di dati e phishing tramite immagini o link falsi[3].
- Gestione delle chiavi crittografiche: chiavi hardcoded e pubbliche, un disastro per la sicurezza.
Queste falle permettono attacchi brutali, soprattutto in ambienti dove vige una minore attenzione alla sicurezza e la rete Wi-Fi è accessibile a molti dispositivi.
Perché non fidarsi del prezzo basso (o di dispositivi troppo “generici”)
Il prezzo inferiore rispetto a quello delle cornici di marca deriva (oltre che dal risparmio sui materiali) soprattutto dall’assenza di sviluppo software serio e da controlli di qualità inesistenti. I produttori mettono in commercio dispositivi con firmware obsoleto, senza aggiornamenti di sicurezza e con impostazioni predefinite estremamente deboli.
Chi acquista questi prodotti spesso si preoccupa solo della funzionalità principale, sottovalutando l’impatto che un oggetto così banale può avere sulla sicurezza della rete domestica o aziendale.
Gli effetti di una compromissione: oltre alle foto
Una volta compromessa, la cornice digitale può:
- Trasmettere fotografie personali a server remoti ignoti.
- Raccogliere e inviare credenziali Wi-Fi o di altri dispositivi connessi.
- Essere usata in attacchi contro servizi online (DDoS) oppure come strumento per infiltrarsi in sistemi più critici attraverso la rete locale.
- Consentire attacchi di spoofing visivo, mostrando immagini o messaggi manipolati per indurre la vittima a cliccare su link o QR code dannosi.
- Nel peggiore dei casi, modificare firmware o impostazioni dei dispositivi vicini tramite vulnerabilità note di protocollo e trasporto.
Cosa fare subito: primi passi basilari
Ecco alcune azioni semplici ma fondamentali, da mettere in pratica subito:
- Non collegare mai dispositivi sconosciuti o economici direttamente alla rete Wi-Fi principale.
- Aggiorna regolarmente tutti i dispositivi smart della casa e verifica la disponibilità di patch di sicurezza.
- Se hai acquistato una cornice digitale Android, controlla se compare tra i modelli segnalati dalle recenti indagini e, in caso di sospetto, scollegala subito dalla rete e limita all’uso offline.
- Non inviare mai file sensibili tramite le app preinstallate delle cornici digitali.
Approfondimento: come minimizzare il rischio e gestire la sicurezza IoT
Azioni avanzate e consigli tecnici:
- Scegli solo dispositivi IoT prodotti da aziende con comprovata reputazione nella sicurezza e che offrano aggiornamenti regolari del firmware.
- Isola i dispositivi IoT su una rete Wi-Fi separata dalla rete principale, in modo che non abbiano accesso diretto a PC, smartphone o ai NAS aziendali.
- Disattiva sempre le funzionalità di condivisione automatica e verifica che le porte di rete esposte non siano attive.
- Monitora periodicamente il traffico della tua rete tramite firewall o router avanzati, cercando comportamenti anomali da parte delle cornici digitali.
- Nel caso di apparati compromessi, valuta il ripristino delle impostazioni di fabbrica e, se possibile, l’installazione di firmware alternativi più sicuri. In assenza di aggiornamenti del produttore, disconnetti definitivamente il dispositivo dalla rete.
- Non lasciare dispositivi inutilizzati o abbandonati collegati all’alimentazione e alla rete locale.
La sicurezza della rete passa da ogni punto di ingresso, anche da quegli oggetti che sembrano solo portare gioia in famiglia o decorare un ambiente di lavoro. Oggi la consapevolezza, insieme a poche ma incisive azioni quotidiane, è già un passo cruciale per proteggere dati e privacy.





