Negli ultimi giorni è stata scoperta una vulnerabilità gravissima su Google Chrome: un malintenzionato potrebbe sfruttarla per entrare nei computer delle vittime e compiere azioni come installare malware, sottrarre dati sensibili o prendere il completo controllo del sistema. Il problema riguarda milioni di utenti e coinvolge tutte le versioni desktop di Chrome non aggiornate alle ultime release.
Per proteggersi: aggiornare subito Chrome all’ultima versione, evitare di cliccare su link sospetti o di scaricare file da siti non affidabili, e limitare l’uso di account con privilegi amministrativi ove possibile.
1. Cos’è successo: natura e gravità della vulnerabilità
A fine luglio 2025, ricercatori di sicurezza indipendenti hanno segnalato a Google la presenza di una falla critica su Chrome, tracciata come CVE-2025-8292 e valutata come “alta gravità”. Questa vulnerabilità consente a un eventuale attaccante di eseguire codice dannoso da remoto semplicemente inducendo la vittima a visitare una pagina web appositamente creata o a scaricare un file malevolo.
Oltre alla CVE-2025-8292, a maggio era stata segnalata anche un’altra vulnerabilità (CVE-2025-4609) riguardante il componente “Mojo” di Chrome: sfruttandola, un attaccante può evadere il sandbox del browser e ottenere pieno controllo del computer preso di mira tramite la compromissione di un unico utente e senza necessità di privilegi particolari.
Quali versioni di Chrome sono vulnerabili?
- Chrome per Windows e Mac: versioni precedenti alla 138.0.7204.183/.184
- Chrome per Linux: versioni precedenti alla 138.0.7204.183
Chi utilizza versioni precedenti è esposto a rischi concreti di attacco, considerato che ormai gli exploit sono di pubblico dominio.
2. Meccanismo tecnico dell’attacco
La vulnerabilità più recente, CVE-2025-8292, nasce da un classico “use after free” nel modulo Media Stream: un errore di gestione della memoria che può far sì che il programma elabori dei dati forniti da terzi nei quali risiede codice potenzialmente dannoso.
Un hacker può confezionare una pagina web con contenuti malformati che mandano in errore Chrome, consentendo così l’esecuzione di comandi arbitrarî sulla macchina dell’utente.
L’altra vulnerabilità nota, CVE-2025-4609, riguarda invece il sottosistema Mojo IPC (Inter-process communication): il bug consente di evadere la segregazione normalmente assicurata dal sandbox del browser, aprendo la strada ad attacchi ancora più sofisticati come il furto di identità o l’installazione silenziosa di malware.
In entrambi i casi, l’utente deve solo visitare un sito web malevolo: non serve scaricare nulla o compiere operazioni particolari.
3. Chi rischia di più?
Sono esposti:
- Tutti gli utenti che utilizzano Chrome per navigare su computer Windows, macOS o Linux, soprattutto se il browser non è aggiornato.
- In particolare:
- Chi naviga regolarmente su siti di dubbia reputazione o riceve allegati e link non richiesti.
- Coloro che utilizzano account con privilegi elevati (amministratore di sistema).
- Ambienti aziendali e pubbliche amministrazioni che non hanno controlli IT centralizzati o politiche di aggiornamento stringenti.
Anche gli utenti domestici sono potenzialmente a rischio, dato che gli attacchi “drive-by” possono essere veicolati attraverso campagne di phishing o banner pubblicitari compromessi.
4. Rischi e conseguenze
Se sfruttata, la vulnerabilità permette all’attaccante:
- Di installare software dannoso, inclusi ransomware o trojan bancari.
- Di sottrarre, cancellare o modificare dati sensibili (come documenti personali, email, password, credenziali di accesso a servizi bancari).
- Di creare account con pieni diritti sul sistema compromesso.
- Di controllare periferiche o utilizzare la macchina come base per attacchi contro altri obiettivi (es. botnet).
In caso di account con privilegi amministrativi, i danni possono interessare l’intero sistema operativo, portando anche all’infezione di altri dispositivi collegati nella rete domestica o aziendale.
5. Stato delle patch e risposte di Google
A seguito delle segnalazioni, Google ha reagito rapidamente rilasciando una patch correttiva nella release Chrome 138.0.7204.183/.184, disponibile per tutte le piattaforme principali. L’azienda ha inoltre ringraziato pubblicamente i ricercatori che, grazie al programma di “bug bounty”, hanno ricevuto fino a 250.000 dollari per la segnalazione responsabile dei problemi di sicurezza.
Tutte le versioni precedenti risultano vulnerabili e andrebbero aggiornate al più presto, dato che le vulnerabilità sono ora di dominio pubblico e sono già stati osservati tentativi di exploit nei test di laboratorio.
6. Cosa fare subito: consigli pratici e best practice rapide
Aggiornate immediatamente Chrome all’ultima versione disponibile. Per farlo, basta cliccare sui tre puntini in alto a destra, accedere alle impostazioni e selezionare “Guida” > “Informazioni su Chrome”: in questa sezione il browser effettuerà il controllo degli aggiornamenti e si aggiornerà automaticamente.
Evitare di aprire link e allegati sospetti ricevuti tramite email, social o app di messaggistica, soprattutto se il mittente non è conosciuto.
Utilizzare un account utente senza privilegi amministrativi ove possibile: questo limita i danni in caso di exploit.
Attivare (se disponibile) le protezioni avanzate offerte da Chrome, come “Navigazione sicura avanzata” nelle impostazioni di sicurezza.
Mantenere aggiornato anche il sistema operativo e gli altri software di navigazione o email, in modo da ridurre le superfici d’attacco.
7. Approfondimento tecnico: come funzionano gli attacchi “use after free” e la sandbox di Chrome
Gli attacchi “use after free” sfruttano errori nella gestione della memoria, in cui un certo blocco di memoria viene liberato (free) ma il programma continua ad utilizzarlo tramite un puntatore non più valido. Un attaccante, manipolando il flusso di dati (es. una pagina web malevola), può sfruttare quest’area di memoria in modo da eseguire codice arbitrario: ciò permette di “prendere il controllo” del software, eseguendo operazioni non previste dai programmatori originali.
La sandbox di Chrome è invece una tecnologia di isolamento che separa il browser dalle altre parti del sistema operativo: ogni tab viene eseguita in un proprio processo separato, con privilegi minimi. L’obiettivo è impedire che una pagina web malintenzionata possa accedere direttamente alle risorse di sistema o ad altri contenuti sensibili dell’utente.
Quando una vulnerabilità come quella scoperta in Mojo permette di eludere o evadere il sandbox, le difese del browser vengono di fatto annullate, e ogni protezione di sicurezza rischia di risultare inefficace.
8. Possibili evoluzioni e raccomandazioni per il futuro
Negli ultimi mesi si sta osservando un incremento dei tentativi di attacco mirati ai browser attraverso vulnerabilità zero-day. I principali produttori di software, tra cui Google, stanno potenziando i programmi di rilevamento, patching e “bug bounty”, ma la rapidità di adozione degli aggiornamenti resta fondamentale anche dal lato utente.
Come migliorare la propria sicurezza nel tempo:
– Automatizzare gli aggiornamenti di browser e sistema operativo.
– Evitare plug-in, estensioni o add-on di provenienza sconosciuta.
– Implementare soluzioni di endpoint protection e firewall, soprattutto in contesti aziendali.
– Formare gli utenti su pratiche di internet sicuro e phishing.
– Utilizzare password manager affidabili e autenticazione a due fattori dove possibile.
9. Conclusione
La scoperta di queste vulnerabilità, ancora una volta, dimostra quanto sia importante rimanere aggiornati e consapevoli dei rischi informatici. Le minacce si evolvono di continuo e anche i browser che usiamo ogni giorno possono diventare, se non aggiornati, una porta d’accesso per gli attaccanti.
Aggiornate sempre e tempestivamente Chrome e tutti i dispositivi connessi, restate informati grazie ai canali ufficiali di sicurezza, e non sottovalutate mai i segnali di allarme: la sicurezza dei propri dati passa anche da queste semplici abitudini quotidiane.
Azioni consigliate (approfondite):
- Attivare la verifica automatica degli aggiornamenti di Chrome e del sistema operativo.
- Disabilitare o disinstallare estensioni non indispensabili o non verificate.
- Abilitare la “Navigazione sicura avanzata” nelle impostazioni di Chrome.
- Considerare l’uso di sistemi di protezione endpoint avanzati (EDR/XDR) in aziende e pubbliche amministrazioni.
- Effettuare backup regolari dei dati personali e aziendali, crittografandoli ove possibile.
- Monitorare i log di sistema e browser per rilevare attività sospette o accessi anomali.
- Sensibilizzare tutti gli utenti, anche in ambito domestico, sulle truffe più diffuse e su come riconoscere siti sospetti.
Fonte: https://cybersecuritynews.com/chrome-remote-code-execution-vulnerability





