L’Iran sta vivendo uno dei blackout di internet più severi mai registrati al mondo. A partire dall’8 gennaio 2026, il governo ha quasi completamente isolato il paese dalla rete globale, bloccando la comunicazione durante le proteste di massa che hanno avuto inizio a fine dicembre 2025. La soluzione rapida per molti iraniani? Dispositivi Starlink contrabbandati, il servizio di internet satellitare di Elon Musk, che rimane uno dei pochi canali di comunicazione disponibili, sebbene illegale e rischioso da usare.
Il blackout è stato implementato come risposta alle proteste causate dalla pressione economica, dalla svalutazione della valuta e dall’aumento del costo della vita. Le autorità iraniane hanno utilizzato questa strategia per impedire ai giornalisti di segnalare i fatti, nascondere il numero reale di arresti e vittime, e isolate completamente il paese dal resto del mondo.
La storia dei blackout di internet in Iran
Questo non è il primo blackout di internet in Iran, ma è certamente il più severo e sofisticato mai implementato. Nel novembre 2019, durante le proteste per il carburante, il governo ha ordinato un blackout quasi totale della durata di una settimana, dal 15 al 27 novembre. Questo blackout del 2019 è rimasto il più ampio e complesso mai tracciato da NetBlocks, l’organizzazione internazionale di monitoraggio di internet, in qualsiasi paese del mondo.
Durante il blackout del 2019, il governo ha tagliato l’accesso a internet in circa 24 ore, ordinando ai fornitori di servizi internet (ISP) e ai provider di dati mobili di interrompere l’accesso alla rete globale e connettersi esclusivamente alla Rete Nazionale dell’Informazione (NIN). Sebbene fosse un blackout quasi totale, i politici iraniani di alto livello hanno mantenuto l’accesso a internet, evidenziando come il sistema fosse selettivo e controllato.
Il blackout del 2019 ha causato un danno economico stimato tra 1 e 1,5 miliardi di dollari all’economia iraniana. Tuttavia, il governo ha minimizzato alcuni danni permettendo ai servizi locali, come le banche, le app di messaggistica di stato e i servizi di trasporto, di continuare a operare attraverso la NIN.
Il blackout attuale: gennaio 2026
Il blackout iniziato l’8 gennaio 2026 è entrato nel suo sesto giorno con una connettività quasi a zero. A differenza del blackout del 2019, questo è avvenuto in un contesto di proteste ancora più diffuse e di una maggiore disponibilità di tecnologie alternative come Starlink.
Le autorità iraniane stanno utilizzando un “interruttore di spegnimento” automatizzato per controllare il traffico internet attraverso un singolo punto di controllo gestito dal governo. Questo consente loro di spegnere le comunicazioni digitali quasi istantaneamente.
Secondo i rapporti dei gruppi per i diritti umani, più di 18.000 persone sono state arrestate e oltre 2.400 uccise fino a martedì scorso. Tuttavia, questi numeri sono difficili da verificare a causa del blackout, che ha interrotto completamente la comunicazione telefonica e l’accesso ai siti web dei media iraniani.
Starlink: l’ultima speranza degli attivisti
Con quasi tutte le reti convenzionali offline, Starlink rimane uno dei pochi modi per gli iraniani di connettersi a internet. Il servizio di internet satellitare di Elon Musk funziona indipendentemente dall’infrastruttura controllata dal governo, poiché i segnali arrivano direttamente dai satelliti in orbita.
Tuttavia, l’uso di Starlink in Iran è illegale. Secondo la legge iraniana, possedere un terminale Starlink può risultare in una pena detentiva da sei mesi a due anni. Chi viene condannato per aver importato più di 10 dispositivi satellitari rischia fino a 10 anni di carcere.
Nonostante questi rischi, gli attivisti hanno contrabbandato dispositivi Starlink nel paese per mantenere le comunicazioni. Secondo Iran International e Iran Wire, le autorità stanno conducendo raid per sequestrare i piatti satellitari necessari per il funzionamento di Starlink.
Il jamming dei segnali satellitari
Il governo iraniano non si ferma al semplice blocco delle reti convenzionali. Secondo i rapporti, le autorità stanno utilizzando jamming di segnali mobili simile a quello utilizzato dalla Russia in Ucraina per bloccare anche Starlink.
I satelliti Starlink orbitano a un’altitudine di 550 chilometri e ricevono segnali radio dai terminali terrestri. Il jamming invia interferenze sulle stesse frequenze radio, rallentando o bloccando completamente le connessioni.
Secondo Filter.Watch, un gruppo di diritti internet iraniano, in alcune zone di Teheran gli utenti di Starlink hanno sperimentato una perdita di pacchetti fino al 40 percento. A questo livello di interruzione, i messaggi brevi possono essere inviati, ma le videochiamate o la navigazione web non sarebbero possibili.
Gli esperti suggeriscono che l’Iran potrebbe aver acquisito e invertito l’ingegneria del Krasukha-4, un sistema di guerra elettronica avanzato. Nel 2024, la Russia avrebbe trasferito all’Iran sistemi di guerra elettronica avanzati in grado di interrompere i servizi militari fino a 5.000 chilometri di distanza.
L’impatto sulla stampa e sui diritti umani
Il blackout ha avuto un impatto devastante sulla capacità dei giornalisti di segnalare i fatti. Poiché l’accesso a internet è stato tagliato completamente, anche il flusso limitato di informazioni che era possibile prima si è fermato. Le telefonate ai numeri all’interno dell’Iran non si collegano più, e la maggior parte dei siti web dei media iraniani non si carica nei browser web.
I giornalisti hanno descritto il blackout come “oscurità digitale progettata per nascondere la repressione agli occhi del mondo”. Mohammad Javad Akbarin, un giornalista freelance e analista politico con sede a Londra, ha avvertito che le immagini disponibili suggeriscono una “catastrofe importante” e ha paragonato la situazione al novembre 2019, noto come “Bloody November”, quando almeno 1.500 persone sono state uccise durante una repressione che ha coinciso con un blackout nazionale di internet.
La censura di internet in Iran: un contesto più ampio
L’Iran ha una lunga storia di censura estesa di internet e controllo dello stato. Il governo blocca piattaforme internazionali come X (precedentemente Twitter), Facebook, YouTube, WhatsApp e Telegram. Utilizza anche il throttling della velocità dei dati, sorveglianza guidata dall’IA e blackout ricorrenti, spesso durante i periodi di protesta.
Uno degli aspetti più inquietanti del sistema di censura iraniano è il programma “White SIM card”, che fornisce connettività preferenziale e senza filtri ai leali del regime e ai funzionari. Questo ha creato quella che i critici descrivono come un'”apartheid digitale”, in cui alcuni cittadini hanno accesso completo a internet mentre altri no.
Risposte internazionali
La comunità internazionale ha condannato il blackout. Gli Stati Uniti hanno sanzionato Mohammad-Javad Jahromi, l’ex ministro iraniano dell’ICT, per il suo ruolo nella censura di internet in Iran durante il blackout del 2019. Le organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno chiesto al governo iraniano di ripristinare l’accesso a internet e di cessare la repressione violenta delle proteste.
Come gli iraniani stanno cercando di comunicare
Nonostante i rischi significativi, gli iraniani stanno trovando modi creativi per comunicare con il mondo esterno. Oltre a Starlink, alcuni stanno utilizzando VPN e altri strumenti di elusione della censura per accedere a internet attraverso reti proxy. Tuttavia, il governo ha anche intensificato i suoi sforzi per bloccare questi strumenti.
I social media internazionali sono pieni di video e testimonianze di iraniani che cercano di documentare la situazione e di attirare l’attenzione internazionale. Sebbene il blackout abbia limitato significativamente il flusso di informazioni, non ha completamente fermato la comunicazione.
Prospettive future
Non è chiaro quando il governo iraniano ripristinerà l’accesso a internet. Durante il blackout del 2019, ci sono voluti 12 giorni prima che l’accesso fosse completamente ripristinato. Tuttavia, il governo potrebbe mantenere il blackout più a lungo questa volta, data l’entità delle proteste e la sua determinazione a soffocare il dissenso.
Mentre la situazione continua a evolversi, gli attivisti rimangono determinati a mantenere le comunicazioni aperte e a documentare quello che sta accadendo. Starlink e altri strumenti di elusione della censura rimangono fondamentali per questi sforzi, nonostante i rischi significativi.
Technical Deep Dive
Architettura tecnica del blackout
Il blackout iraniano del 2026 rappresenta un’implementazione sofisticata di quello che i ricercatori chiamano “internet kill switch”. A differenza dei blackout meno coordinati, questo utilizza un approccio centralizzato attraverso un singolo punto di controllo gestito dal Ministero dell’ICT.
Secondo NetBlocks, il direttore Alp Toker ha spiegato che il governo ha ordinato a tutti i fornitori di servizi internet (ISP) e ai provider di dati mobili di ritirare i loro percorsi BGP (Border Gateway Protocol) da internet globale. Alcuni provider hanno semplicemente ritirato le loro rotte, mentre altri hanno continuato ad annunciare le rotte ma hanno bloccato il traffico a livello di infrastruttura.
Tecnologie di jamming satellitare
Il jamming dei segnali di Starlink utilizza una tecnica nota come “Electronic Warfare” (EW). I sistemi di jamming iraniani, presumibilmente basati sulla tecnologia Krasukha-4 trasferita dalla Russia, operano sulla banda di frequenza L (1.2-1.6 GHz) utilizzata da Starlink.
Il jamming funziona trasmettendo segnali ad alta potenza sulle stesse frequenze utilizzate da Starlink, creando interferenza che degrada la qualità del segnale. Questo è particolarmente efficace contro i terminali Starlink terrestri a causa della loro bassa potenza di trasmissione (circa 2 watt) rispetto alla potenza di jamming disponibile (potenzialmente kilowatt).
La perdita di pacchetti del 40% osservata a Teheran suggerisce un’implementazione sofisticata che utilizza algoritmi adattivi per tracciare e interferire con i segnali in movimento.
Infrastruttura della Rete Nazionale dell’Informazione (NIN)
La NIN iraniana è una rete intranet nazionale parallela che funziona indipendentemente da internet globale. È stata progettata specificamente per garantire che i servizi critici del governo continuino a funzionare durante i blackout.
L’architettura della NIN include:
– Servizi bancari e finanziari locali
– Applicazioni di messaggistica di stato (come Soroush)
– Servizi di navigazione GPS di stato
– Motori di ricerca web locali
– Servizi di governo elettronico
Tutti questi servizi rimangono operativi durante i blackout perché non dipendono da connessioni internet globali.
Metodi di elusione della censura e loro efficacia
Gli attivisti iraniani utilizzano diverse tecnologie per aggirare la censura:
- VPN (Virtual Private Networks): Crittografano il traffico internet e lo instradano attraverso server esterni, mascherando l’attività dell’utente. Tuttavia, il governo iraniano ha implementato il DPI (Deep Packet Inspection) per rilevare e bloccare il traffico VPN.
- Proxy e TOR: Il Tor Browser utilizza una rete di relay per anonimizzare il traffico. Tuttavia, il governo ha bloccato molti nodi di uscita e entry point di Tor.
- Starlink: Funziona su una frequenza RF diversa (Ku-band per il downlink, Ka-band per l’uplink) rispetto alle reti terrestri, rendendo teoricamente più difficile il blocco. Tuttavia, come discusso, il jamming rimane efficace.
- Mesh networking: Alcuni attivisti stanno sperimentando reti mesh che utilizzano protocolli come LoRaWAN per comunicazioni a lunga distanza a bassa larghezza di banda.
Impatto economico e tecnico
Il blackout del 2019 ha causato danni economici stimati tra 1 e 1,5 miliardi di dollari. L’impatto tecnico include:
– Interruzione del commercio elettronico
– Perdita di dati nelle transazioni non completate
– Danno alla reputazione dei provider di servizi
– Perdita di produttività nei settori che dipendono da internet
Il blackout del 2026 sta avendo un impatto ancora maggiore a causa della maggiore dipendenza da internet rispetto al 2019.
Monitoraggio e tracciamento del blackout
Organizzazioni come NetBlocks, Cloudflare Radar e IODA (Internet Outage Detection and Analysis) monitorano i blackout utilizzando dati BGP, DNS e HTTPS. Questi dati forniscono una visione in tempo reale della connettività internet globale e possono localizzare i blackout a livello di regione, città o persino di provider specifico.
I dati di NetBlocks hanno mostrato che il blackout iraniano ha raggiunto una connettività quasi a zero nel giro di poche ore, indicando un coordinamento altamente centralizzato tra tutti i provider di servizi internet.
Fonte: https://www.ft.com/content/5d848323-84a9-4512-abd2-dd09e0a786a3





